Everest 8.848m - Lhotse 8.816m

Marco Camandona e François Cazzanelli
Un viaggio al centro del terzo polo. Everest 8.848m - Lhotse 8.816m
Storie e avventure di montagna

"L’obiettivo è la condivisione dell’amore e della passione per la montagna; e il vivere e condurre la spedizione nel pieno rispetto delle regole e della sicurezza"

Cinquanta giorni in Nepal in cammino verso le vette dell’Everest e del Lhotse degli alpinisti e guide alpine valdostane Marco Camandona e François Cazzanelli.


Una spedizione, che si è svolta la primavera 2018, che ha visto prevalere l’"anima” di Guide Alpine su tutto il resto, dove si sono dovute prendere delle decisioni inaspettate che hanno cambiato i programmi della cordata. Protagonisti sono stati Marco Camandona, che ha preparato ed allenato per due anni l’astronauta Maurizio Cheli e che lo ha poi accompagnato all’inseguimento del suo sogno di raggiungere la vetta dell’Everest; e François Cazzanelli con il suo cliente e amico, l’imprenditore Sergio Cirio, che anche lui sarà presente alla serata di Ponte di Legno. «L’obiettivo – dichiara Marco Camandona prima della partenza - è la condivisione dell’amore e della passione per la montagna e il vivere e condurre la spedizione nel pieno rispetto delle regole e della sicurezza».
Partiti lo 10 aprile 2018 destinazione Kathmandu, Nepal, gli alpinisti italiani hanno trascorso la fase di allenamento e acclimatamento, di circa un mese, tra Namche Bazar, il campo Base dell’Everest - raggiunto a piedi percorrendo immense valli e ghiacciai immacolati -  e i campi intermedi, in attesa della finestra di bel tempo per raggiungere la vetta a 8848 metri.
La montagna è una livella, azzera tutto. Quindi può succedere di soccorrere a 7400mt chi non ti aspetteresti mai, come uno Sherpa in edema polmonare dopo essere stato a 8000 metri, accompagnandolo (assieme ad altri Sherpa) a 6200 mt, al Campo 2 e fatto elitrasportare a Lukla dall’elicotterista italiano Maurizio Folini.
Può anche succedere di non poter raggiungere la vetta dell’Everest perché le bombole dell’ossigeno trasportate dallo Sherpa incaricato non sono arrivate per tempo e perdere così l’attimo per la salita. Perché una spedizione si vive negli attimi, si organizza con precisione maniacale: gli oggetti da portare, la distribuzione del carico dei pesi, le razioni di cibo e di acqua. E l’imprevisto può essere dietro l’angolo ed incalcolabile: purtroppo uno Sherpa che doveva portare delle bombole di ossigeno essendo stato male ha ritardato l’arrivo al Campo 4 rispetto agli orari stabili per la salita alla vetta; non essendoci abbastanza ossigeno per tutte e due le squadre una squadra ha dovuto necessariamente desistere, questo proprio per garantire la piena e totale sicurezza di tutta la cordata. Sergio Cirio ha così deciso di rinunciare alla salita nonostante le sue buone condizioni fisiche e Marco Camandona di cedere il passo a François Cazzanelli che non era mai salito sull’Everest.

Ma solo una settimana dopo, il 23 maggio alle 5 (ora italiana), le due guide alpine esperte, Camandona e Cazzanelli, raggiungevano la vetta del Lhotse, 8516 mt, la quarta montagna della Terra, senza l’ausilio dell’ossigeno, in puro stile alpinistico. La coppia valdostana è stata l’unica cordata italiana a raggiungerne la vetta nel 2018. Per Camandona il Lhotse è stato l’ottavo ottomila senza ossigeno supplementare. Marco è tra i pochi eletti al mondo ad aver salito le sei montagne più alte del terra: la prima, l'Everest (8848 m) nel 2010; la seconda, il k2 (8610 m) nel 2000; la terza, il Kangchenjunga (8586 m) nel 2014; la quarta, il Lhotse (8516 m) nel 2018; la quinta, il Makalu (8463 m) nel 2016; e la sesta, il Cho Oyu (8201 m). Quest’ultima si concretizza assieme con la vetta del ShiSha Pangma (8027 m) nel 1998, con la salita in velocità dei due ottomila a pochi giorni di distanza. A queste, per dovizia di cronaca, si aggiunge l’Annapurna (8091 m) nel 2006.

Il Nepal per i due alpinisti valdostani, non è solo Everest, Lhotse, spedizioni e scalate, ma è anche solidarietà e volontariato. Camandona, assieme alla moglie Barbara - sostenuti da numerosi volontari, amici e benefattori - gestiscono la Casa Famiglia Sanonani (che in Nepalese significa Piccolo Bambino), nella periferia di Kathmandu (dove le condizioni di vita sono più precarie), nata nel 2015 e dove alloggiano 25 bambini orfani e bisognosi, che hanno la possibilità di frequentare la scuola pubblica e continuare a vivere con le loro abitudini, perché l’intento principale è quello di aiutare queste persone nel rispetto e difesa della loro cultura, della loro lingua, religione e pensiero. Un modo concreto per ringraziare di quanto fa il popolo nepalese nei confronti degli alpinisti rispettosi della natura e dell’ambiente.

Il team per tutto il periodo della spedizione, è stato collegato ad internet grazie a telefoni satellitari di ultima generazione e seguito sui social: Instagram e FB. Numerosi anche i partner che hanno voluto accompagnare Marco Camandona in questa sua nuova spedizione, tra questi Millet, Grivel, Ferrino, Salice, Named Sport, Garmin e Top1 Communication.